Privacy
Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2026
Chi sono, e come mi scrivi
Questo sito è mio. Mi chiamo Giovanni Ventulini, partita IVA 05443670285, Via Luxardo 30, Padova. Sono il titolare del trattamento dei dati personali che raccolgo qui dentro.
Mi scrivi a drventulinigiovanni@gmail.com. Rispondo io, non una segreteria.
Non ho un responsabile della protezione dei dati e non sono tenuto ad averlo: te lo dico invece di tacerlo, perché un nome messo lì per riempire una riga sarebbe peggio della riga vuota.
Che cosa mi mandi
Il modulo di candidatura ha sei campi, e non raccolgo altro.
Oltre ai sei c’è un campo nascosto che serve solo a fermare gli invii automatici: una persona non lo vede e non lo compila, e quello che ci finisce dentro non lo leggo nemmeno io.
I sei campi sono questi.
- il tuo nome;
- l’email a cui ti rispondo;
- il telefono, perché quasi sempre preferisco chiamarti;
- lo sport o l’attività che pratichi;
- la città in cui vivi, che mi serve per capire se posso venire da te;
- il racconto di che cosa vorresti tornare a fare.
Perché li uso, e con che diritto
Quello che mi scrivi mi serve per risponderti e per capire se posso esserti utile. Non lo uso per altro, non ti mando pubblicità e non lo vendo a nessuno.
Il motivo per cui posso usarlo è l’art. 6.1.b del GDPR: sono misure precontrattuali prese su tua richiesta. Non c’è nessun consenso da dare e nessuna casella da spuntare, perché senza quei dati la tua richiesta non esisterebbe.
Se non me li dai non posso risponderti: è l’unica conseguenza, e finisce lì.
Una cosa che ti chiedo di non scrivermi
Nel racconto non servono referti, esami o condizioni di salute. Scrivimi come ti muovi oggi e che cosa vorresti tornare a fare: è quello che leggo per primo.
Se c’è di mezzo qualcosa di clinico ne parliamo a voce, quando ci sentiamo. Il modulo non è il posto giusto.
Se me lo scrivi lo stesso non succede niente di male: lo tengo con la stessa attenzione del resto e non lo passo a nessuno.
Chi altro li vede
Il sito sta su Vercel. L’email parte da Resend e arriva in una casella Google, che è quella che apro io. Se diventi cliente, le fatture le vede il mio commercialista.
Sono fornitori, non destinatari: nessuno di loro usa quello che mi hai scritto per conto proprio, e nessuno lo vende.
I server su cui i dati si fermano sono nell’Unione Europea.
L’anti-spam, e perché c’è
Sulle due pagine del modulo — la candidatura in italiano e la sua gemella in inglese — gira un controllo anti-bot di Cloudflare che si chiama Turnstile. Non ti chiede di cliccare niente e quasi sempre non te ne accorgi.
Per distinguere una persona da un programma automatico, Cloudflare legge quattro segnali: il tuo indirizzo IP, l’impronta TLS della connessione, l’intestazione User-Agent del browser, e la chiave del sito con l’indirizzo della pagina da cui arrivi. Sono strettamente necessari a distinguere una persona da un bot, e Cloudflare dichiara di non essere in grado di risalire da lì a una persona.
Che cosa Cloudflare fa con quei quattro segnali sta scritto nel suo Turnstile Privacy Addendum. Te lo indico perché è una condizione d’uso della modalità invisibile, non una cortesia che mi concedo.
Cookie: nessuno
Questo sito non scrive cookie. Nessuna statistica di navigazione, nessun pulsante social, nessuna mappa incorporata: i caratteri tipografici li serve il sito stesso, dal suo dominio.
Nemmeno l’anti-spam della pagina del modulo scrive qualcosa sul tuo dispositivo.
Per questo non trovi una finestra da chiudere quando arrivi: non c’è niente da accettare.
Quanto li tengo
Se la tua richiesta non va avanti, tengo quello che mi hai scritto dodici mesi dall’ultimo contatto fra noi, poi lo cancello.
Se diventi cliente, i documenti contabili e fiscali restano dieci anni, perché me lo impone l’art. 2220 del codice civile, e restano solo per quello.
Questi due tempi sono una proposta mia, scritta perché un’informativa senza tempi non è un’informativa. Se cambiano, cambia prima questa pagina.
Che cosa puoi chiedermi
In qualunque momento puoi chiedermi le cose qui sotto, e non devi spiegarmi perché.
Si fa scrivendo all’indirizzo del primo paragrafo: ti rispondo entro un mese, e quasi sempre molto prima. Se pensi che stia sbagliando e la mia risposta non ti basta, il reclamo si fa al Garante per la protezione dei dati personali.
- vedere quali dati ho su di te (art. 15 GDPR);
- farmeli correggere, se sono sbagliati (art. 16);
- farmeli cancellare (art. 17);
- limitarne l’uso (art. 18);
- riceverli in un file leggibile, o farli passare a qualcun altro (art. 20);
- opporti all’uso che ne faccio (artt. 21 e 22).
Niente decisioni automatiche
Le richieste le leggo io, una per una. Non c’è nessun sistema che le ordina, che le scarta o che dà loro un punteggio.
Non faccio profilazione e non prendo decisioni automatizzate: lo dice l’art. 13.2.f del GDPR, e nel mio caso è semplicemente il modo in cui lavoro.